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Alterazioni

Spettacolo dal carcere
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Alterazioni

Note di Regia

La compagnia “La Flotta” si è concentrata, dal 2019 al 2021, sulla ricerca e lo studio del vizio, non inteso solo come perversione, ma interpretato attraverso la visione e l’analisi dell’essere umano. Si è partiti, ovviamente dalla definizione del vizio, dalla sua etimologia, ma il suo studio ci ha portato ad analizzare il vizio inteso strettamente come difetto, l’uomo inteso come essere difettoso, pieno di contraddizioni e di sfaccettature. L’analisi del concetto di vizio è partita dalla dinamica dei sette vizi capitali, spostando poi l’attenzione sulla percezione del vizio: cosa è per noi il difetto e cosa provoca in noi, sia quando lo vediamo proiettato negli altri, sia quando lo sentiamo parte di noi.

Raccogliendo le storie dei detenuti, le loro personali visioni e i complicati vissuti, si è proceduto ad una vera e propria co-creazione di un percorso di spettacolo itinerante che segue la traccia delle emozioni innescate dall’animo umano. Per rendere leggibile a tutti l’intenso percorso di studio che i detenuti stavano facendo su se stessi, abbiamo deciso insieme di utilizzare il racconto come mezzo di comunicazione. I detenuti hanno scelto di utilizzare la favola come strumento di espressione, narrando le evoluzioni e le emozioni che la stessa fiaba può trasmettere attraverso i protagonisti che ne fanno parte. Siamo partiti da racconti molto vicini al difetto, alla caduta, all’errore; abbiamo utilizzato i testi de Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile e Le Dodici storie di Natale di Roberto De Simone. Sviscerando i personaggi di alcune leggende, abbiamo estrapolato i concetti più riflettibili nell’attualità, partendo da tutto ciò che può essere visto con disgusto e quindi allontanato, ma che solo mediante la favola può essere apprezzato, accettato e ascoltato. Dalla raccolta delle riflessioni sul difetto e dalla loro presenza espressa o ricavabile all’interno dei racconti, è nato lo spettacolo Alterazioni. Il difetto è un’alterazione della condizione di partenza, rende estranei ed estraniati. L’affinità tra l’alterazione e il detenuto ha consentito di percepire lo spettacolo nelle sue intime declinazioni. Il detenuto, bistrattato, di indole viziosa come tutti gli esseri umani, è molto spesso spinto al vizio da una necessità che è quella della sopravvivenza, poiché crede che questa sia l’unica strada da percorrere. La storia raccontata diventa un filtro magico, una formula di espiazione per esorcizzare ed analizzare le nostre continue cadute. Nessuno sarà colpevole, ma tutti avranno la possibilità di riflettere. Ogni racconto ha un filo conduttore con la realtà, la leggenda diventa quindi strumento di analisi delle fragilità umane.

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